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Sulla lettura

  • Immagine del redattore: irenesanzovo
    irenesanzovo
  • 10 giu 2023
  • Tempo di lettura: 2 min

Avevo appena imparato a leggere quando ho iniziato a leggere. Alcuni miei compagni di classe sapevano leggere e scrivere già prima di iniziare la scuola, eppure non leggevano mai libri. Non li ho mai capiti: per me sarebbe stato come privarmi di un bisogno primordiale. Da quando sono stata capace di decifrare quei simboli neri che tutti chiamano lettere, che formano quelle che tutti chiamano parole, che formano quelle che tutti chiamano storie, non ho mai smesso. Era una cosa magica per me: era come guardare un film nella mia testa, ma tutto aveva la forma che decidevo io, i personaggi erano belli o brutti a seconda di quello che provavo nei loro confronti. Passavo le giornate a fare i compiti e leggere, perché di amici ne avevo pochi, ma comunque non mi facevano divertire come quelli che vivevano nella mia mente. Prendevo in prestito i libri dalla biblioteca del mio paese e li riportavo indietro tre giorni dopo, nonostante il termine di consegna fosse di un mese. Leggere mi faceva scappare da compagni che mi facevano sentire triste e dalla noia di essere sola.

L’atto di leggere è sempre stato magico per me: una lettera dopo l’altra, un millisecondo alla volta tutto cambia. Il mondo è più divertente, pieno e vivibile. Farsi vita nella vita degli altri, emozionarsi, amare e odiare perché lo fanno dei personaggi, o emozionarsi, amare e odiare ancora più forte perché non lo fanno. Seguire ogni singolo momento come fosse vita vera e immergersi completamente in qualsiasi storia venga posta davanti ai nostri occhi, che sia emozionante, atroce, vomitevole o la più incantevole e dolce storia dell’universo. La magia che ogni parola porta con sé: una manciata di lettere che dopo anni di storia e cambiamenti sono arrivate a significare proprio questo, e non qualcosa di simile, ma esattamente questo, questo e nient’altro. La magia che si crea quando una parola viene avvicinata a una piuttosto che a un’altra, il suono che esce dalle nostre labbra, il modo in cui la lingua si arrotola e sbatte all’interno della bocca per poi rilassarsi una volta che il suono è uscito in tutta la sua magnificenza, o calma, o dolcezza, o disgusto. Sapere che tutto ciò che leggiamo diventa parte di noi senza essere realmente nostro, ci insegna le vite degli altri senza che noi dobbiamo per forza viverle. “È la cosa più bella del mondo”, avrei detto in seconda elementare. Ora invece dico che leggendo ho scoperto cose di me che nemmeno sapevo esistessero. Ho vissuto con miliardi di volti e voci diverse, ho sofferto e amato, ho pianto e riso fino alle lacrime. Ho vissuto più nei libri che in qualsiasi altro modo.

 
 
 

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