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Lolita

  • Immagine del redattore: irenesanzovo
    irenesanzovo
  • 2 mag 2023
  • Tempo di lettura: 3 min

Lolita è un romanzo dopo il quale non sarete più gli stessi: un uomo si innamora e intraprende una tremenda e disturbata relazione con la sua figlioccia Dolores - Lolita - e leggerlo attorciglia le budella. La cosa particolare è che, nonostante il tema sia pesante e difficile da affrontare, non è questo che vi cambierà completamente, ma le parole. Parole belle, bellissime, poetiche, strazianti, tenere e malate.

Ho vissuto questo romanzo come fosse una poesia romanzata, o un romanzo poetizzato: è stata pura magia, solo e soltanto magia. Il punto focale è Lolita: il libro inizia e finisce col suo nome, e nonostante tutta la storia sia raccontata dal punto di vista di Humbert - il padre - e parli più di lui che di Lolita, lei sembra l'unica cosa importante ed eterna. Questo è l'inizio del romanzo, per darvi un'idea di quello che sarà la sua totalità:


Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta. Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita. (aggiungo urlo interiore di devota adorazione)

L'autore, Vladimir Nabokov, nacque a San Pietroburgo nel 1899, e nel 1919 lasciò l'Unione Sovietica. Visse prima in Germania, per poi spostarsi in Inghilterra, Francia e negli Stati Uniti, dove insegnò letteratura russa fino al 1958, quando la fama dei suoi romanzi gli permise di lasciare il lavoro all'università. Due anni dopo si trasferì a Montreux, dove morì nel 1977.

In una nota alla fine del romanzo l'autore ci racconta che il prototipo del romanzo era un racconto in russo di una trentina di pagine ambientato tra Parigi e la Provenza, in cui Arthur (così si chiamava il protagonista) sposa la madre malata di Lolita che morirà in poco tempo, e dopo un fallito tentativo di approfittare della ragazza in una camera d'albergo si butta sotto le ruote di un camion. Se vorreste leggerlo come lo vorrei io sappiate che non potete, perché a Nabokov faceva schifo quindi l'ha bruciato.

Una decina di anni dopo riprende l'idea e la sviluppa in inglese, ma ci dice che "per il resto era una cosa nuova, a cui erano cresciuti in seguito gli artigli e le ali di un romanzo". Finito il manoscritto nella primavera del 54, Nabokov ebbe difficoltà nel pubblicare il romanzo, poiché il tema della pedofilia era un grande tabù nella società americana. Il romanzo viene infine pubblicato nel 1955 a Parigi, e tre anni dopo negli Stati Uniti, e ne vennero prodotti due film - rispettivamente nel 1962 da Stanley Kubrick e nel 1996 da Adrian Lyne.

Quello che però trovo realmente meraviglioso è che, come sottolinea l'autore nella nota finale, Lolita non si porta dietro nessun senso morale: "per me un'opera di narrativa esiste solo se mi procura una voluttà estetica, cioè il senso di essere in contatto, in qualche modo, in qualche luogo, con altri stati dell'essere dove l'arte (curiosità, tenerezza, bontà, estasi) è la norma".

E con questo vi lascio dicendo solamente: leggete Lolita. Sarà un viaggio e sarà bello e vi farà piangere e vi farà star male, ma non ve ne pentirete mai.

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