Memorie del sottosuolo
- irenesanzovo

- 28 gen 2023
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 7 feb 2023

Il mio primo Dostoevskij è stato un viaggio meraviglioso tra parole e pensieri, e la perfetta introduzione a quello che sarà sicuramente uno dei miei autori preferiti. Il romanzo, pubblicato a puntate a partire dal 1864, è l'analisi attenta e autocritica dell'inconscio - "il sottosuolo" - del protagonista, che ripudia sé stesso e il mondo.
" Sono un uomo malato… Sono un uomo cattivo. Un uomo sgradevole. Credo di avere mal di fegato. Del resto, non capisco un accidente del mio male e probabilmente non so di cosa soffro. "
Questa è l'apertura del romanzo, o meglio, della confessione, che Dostoevskij propone. Perché l'intero scritto non è altro che la confessione di ciò che vive nella mente del protagonista, uomo senza nome e senza gioia. È un romanzo che non si ferma mai, che descrive l'intera prospettiva di vita di un uomo distrutto e disperato, ed è semplicemente magnifico. La scrittura di Dostoevskij è complessa ma proprio per questo speciale, perché richiede la nostra totale attenzione, e ne otteniamo in cambio emozioni incomprensibili. Poiché non credo di poter descrivere con le mie parole la reale magia che questo romanzo ha provocato in me, riporterò alcuni dei passaggi che più mi hanno scossa, sperando di convincervi a imbattervi in questo breve ma allucinante viaggio.
" Sul letto di morte di nuovo ricorderà ogni cosa, con gli interessi accumulatisi in tutto quel tempo e... Ma ecco, proprio in questa fredda, disgustosa mezza disperazione e mezza fede, in questo cosciente seppellirsi vivo per il dolore, nel sottosuolo per quarant'anni, in questa situazione senza via d'uscita, forzatamente costruita e tuttavia in parte sospetta, in tutto questo veleno di desideri frustrati, interiorizzati, in tutta questa febbre di tentennamenti, di decisioni prese per l'eternità e di pentimenti che sopravvengono un attimo dopo - qui si racchiude il succo di quello strano piacere di cui ho parlato."
" Così se ti dimostrano, ad esempio, che discendi dalla scimmia, è inutile fare smorfie, prendila com'è. Così se ti dimostrano che, in sostanza, una gocciolina del tuo grasso dev'esserti più cara di centomila tuoi simili e che a questo risultato, alla fine, si ridurranno tutte le cosiddette virtù e i doveri e le altre farneticazioni e i pregiudizi, ormai devi accettarlo, non c'è niente da fare, perché due più due è matematica. Provate un po' a obiettare. "
" Mi vergognavo (anzi, forse mi vergogno anche adesso); arrivavo al punto di sentire un segreto, anormale, vile piaceruzzo nel ritornare talvolta nel mio cantuccio, in qualche obbrobriosa notte pietroburghese, e rendermi conto intensamente che ecco, anche quel giorno avevo di nuovo commesso una bassezza, che quel che era fatto era di nuovo irrimediabile, e intimamente, segretamente rodermi, rodermi per questo coi denti, tormentarmi e struggermi finché l'amarezza si trasformava in una sorta di ignominiosa, dannata dolcezza e alla fine in un ben preciso, autentico piacere! Sì, in piacere, in piacere! Insisto su questo. E ho cominciato a parlarne proprio perché vorrei tanto sapere con certezza: anche gli altri conoscono questi piaceri? "



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