Fino al cuore
- irenesanzovo

- 31 mar 2023
- Tempo di lettura: 4 min

Stare con lei è come dimenticarsi di essere in vita. Non esiste più alcun problema, alcun bisogno. C’è solo lei. Emma è la creatura più bella che esista, non solo sulla Terra, non solo nell’Universo, ma in qualsiasi realtà possa esistere o essere immaginata. Il mondo potrebbe anche bruciare, ma lei rimarrebbe in vita. Non ho mai provato nulla di così grande; non me lo so spiegare e nemmeno ci provo. Resto a contemplarla. A contemplarla. Nessun essere dovrebbe permettersi di fare qualsiasi altra cosa. Ella può solamente essere contemplata e adorata. Se la poesia avesse un volto sarebbe il suo, se la Nona Sinfonia di Beethoven partisse dal battito di un cuore partirebbe dal suo.
Ho conosciuto Emma a una festa a cui non volevo andare. È stata un lampo di luce in una tempesta buia. Quando le ho parlato mi ha raccontato di essere figlia unica e di essersi sempre sentita sola. Io le ho raccontato di essere figlio unico e di essermi sempre sentito solo. Emma studia all’Accademia di Belle Arti, vuole fare l’artista. Emma è già un’artista, ma non ne è totalmente convinta, come invece lo sono io. In una delle nostre prime uscite mi ha fatto vedere alcuni dei suoi lavori, ed è stato il momento in cui mi sono innamorato di lei. Non so se ci sia stato uno specifico momento in cui lei si è innamorata di me; non gliel’ho mai chiesto. Io ed Emma ci siamo messi insieme senza rendercene conto: nessuno dei due ha detto nulla, l’abbiamo solamente capito. Da quel momento in poi c’è stata solo Emma.
Ho saputo fin da subito che nulla di umano sarebbe potuto vivere in lei. È figlia di Afrodite, è un dono per questo Mondo. Quando l’ho baciata per la prima volta il mio Mondo si è completato. È stato come osservare il termine del tramonto ed essere consapevole che la fatica è finita, che è arrivato il momento di riposare. Emma è stata, dal primo momento in cui l’ho conosciuta, l’unica ragione per cui io riuscissi a vivere e trovassi gioia nel farlo. Lei mi porta amore. Lei è amore, lei è completezza e compiutezza. Non può esistere nulla di più perfetto.
Emma mi guarda e io so che mi ama. Io la guardo e lei sa che l’amo. L’ho esternato in qualunque modo possibile. Gliel’ho detto e gliel’ho mostrato. Ho fatto tutto ciò che le persone fanno per dimostrare alle altre persone che le amano, e so che lei lo ha compreso. Per me però non è abbastanza. Sento che non è abbastanza, manca ancora qualcosa, manca ancora qualcosa. Manca ancora qualcosa. Continuo a ripetermi che manca ancora qualcosa per non dover identificare cosa sia questo “qualcosa” e continuare ad amarla in modo convenzionale, perché così deve essere, perché solo così potrò averla con me per sempre. Perché non è normale che per quanto la ami io la voglia mangiare, consumare la sua carne e il suo sangue. Se ami qualcuno non dovresti fargli del male, e soprattutto non dovresti volerlo. Emma per me è una divinità, e morirei pur di mantenerla tale. All’interno di me però si muove qualcosa, e io sto provando con tutte le forze a mantenerlo fermo per non ferirla. Vorrei dirglielo e sentirmi dire “Non ti preoccupare. È normale. Non c’è nessun problema. Anche io vorrei mangiarti.” Non è normale però. Non è normale e io lo so, l’ho saputo dalla prima volta che l’ho sentito e continuo a saperlo.
Sto facendo di tutto per non arrivare alla fine. Ogni volta che lascio Emma e lei è ancora viva una parte di me si rilassa – il pericolo è scampato – mentre l’altra sa che dovrà continuare a combattere per fermare i propri impulsi. Sono passati mesi da quanto questa cosa è nata, ed è cresciuta ogni giorno di più. Emma è tutto quello che ho e per qualche ragione il Cielo mi sta dicendo che per averla per sempre devo distruggerla. Come può questo essere amore? Come posso dire di amarla se l’unica cosa che davvero vorrei fare è lacerarla, arrivare con le unghie fino al suo cuore e berne ciò che scorre? Eppure, io l’amo. Potrei sbagliarmi su tutto, sul mondo, sulla vita e su me stesso, ma di questo sono sicuro: io amo Emma. Emma è l’unica persona che io abbia mai amato e che mai amerò. So di doverlo fare ma non voglio. Non voglio, ho paura. Preferirei ingoiare un alveare piuttosto che farle questo. Preferirei autodistruggermi, mangiare me stesso, ingoiare ogni centimetro della mia stessa pelle fino a morire di sfinimento piuttosto che farle questo. So di doverglielo dire e di doverglielo fare. Potrò anche uccidermi per quanto mi farà male, ma so che solamente così il Mondo sarà esatto. È ciò che deve succedere. È quello che è stato scritto per me. È quello che è stato scritto per noi. Per me ed Emma; siamo nati per morire insieme.
Quando la vedo ho come l’impressione che lei sappia già tutto, che lo sapesse fin dall’inizio. La guardo respirare, vivere. Mi sento come se non esistessi di fronte a lei. Null’altro esiste oltre a lei, al suo respiro e allo spazio che occupa. Vorrei morire nel medesimo istante in cui morirà lei. Vorrei essere talmente connesso con lei da rinasce nella sua stessa forma, nel suo stesso corpo, nel suo stesso momento. Io le parlo ed Emma diventa più bella a ogni mia parola. Le dico che la amo talmente tanto da doverla avere dentro di me per sempre. Che la amo talmente tanto da avere bisogno di mordere il suo cuore. Lo so, mi dice. Va bene.
Ne siamo dentro entrambi. Io la amo e lei si lascia amare. Si lascia amare e mi lascia fare. Sappiamo entrambi che non è giusto, ma che allo stesso tempo è la cosa più sensata da fare; è come bere quando hai sete o dormire quando hai sonno. La sua pelle è morbida e il suo sangue sa di vino. So che mi ucciderò dopo aver ucciso lei. Piango e le mie lacrime cadono sulla sua pelle ferita, sulla pelle che io ho ferito. Piango. Piango e mi odio. Emma è dolce. Emma è viva e lo sarà per sempre. Emma sa di fiori e di neve. Emma è mia e io sono suo, per sempre. Emma mi dice che ora è a casa, poi chiude gli occhi.


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