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sette ottobre

  • Immagine del redattore: irenesanzovo
    irenesanzovo
  • 9 dic 2023
  • Tempo di lettura: 3 min

Era il sette ottobre, circa le due di pomeriggio, il tempo era nuvoloso e dava segni di pioggia. Non era un problema, preferivo che piovesse. Quando piove il mondo resta in casa e io sono l’unico a vivere. Venti minuti prima avevo ucciso mia moglie. Non c’è stata una precisa ragione, ero stanco, la sua voce aveva iniziato ad annoiarmi. Ah, lei non è mai cambiata, è sempre rimasta fedele a me, ha sempre fatto le stesse cose. È stato proprio questo ad annoiarmi. Vedete, non potevo chiederle di cambiare: lei era felice, era una piccola artista indipendente, anche con un certo seguito. Si svegliava ogni mattina alle cinque e dava da bere all’orto, poi dipingeva fino all’ora di pranzo. Le piaceva la sua vita, e io provavo davvero una sorta di affetto verso di lei, non sarebbe stato giusto da parte mia stravolgerla solo perché io mi stavo annoiando. Però mi stavo davvero annoiando, e avevo bisogno di un cambiamento, così l’ho uccisa. Mi è sembrato un ragionamento valido: non avevamo figli, i suoi genitori erano morti da tempo e, oltre a me, non era particolarmente legata a nessuno, quindi non sarebbe stata una così grande perdita. L’ho colpita alla testa con un vaso di legno, mentre dormiva dopo pranzo. Il vaso si è rotto: mi è dispiaciuto, mi piaceva. Non c’è stato molto sangue, solamente sul cuscino dove appoggiava la testa, però è morta sul colpo. Ne sono stato felice, sarebbe stato pesante doverla colpire di nuovo, soprattutto perché il vaso si era rotto; quindi, avrei dovuto cercare qualcos’altro e lei, nel frattempo, avrebbe sofferto e avrei sentito le sue lamentele… Ma per fortuna non è successo. Ci ho messo un po’, in realtà, a capire se fosse realmente morta. Dovete sapere che mia moglie aveva un sonno molto pesante, e nulla poteva svegliarla. Sarebbe stato tremendo seppellirla senza essermi assicurato che fosse effettivamente morta, e vederla comparire dal suo orto durante la notte.

Mentre aspettavo che la pioggia tramutasse in temporale, come avevano promesso le previsioni del tempo, preparai il terreno e il cadavere di mia moglie, che iniziava già a essere circondato da mosche. Nulla di particolare: ho solamente scavato una buca profonda in mezzo ai pomodori, dicendo al vicino che mi osservava che il nostro gattino era passato a miglior vita – non avevamo mai avuto un gattino – e che mia moglie voleva seppellirlo il prima possibile. Ho poi tagliato il corpo in pezzi più piccoli, in modo da farlo stare nella buca piccola e profonda. Questo passaggio si

è rivelato più difficile del previsto: ero convinto che sarei riuscito a sistemare tutto semplicemente con una sega, ma poi ho capito che avrei dovuto prima spezzare le ossa nel punto in cui volevo tagliarle, altrimenti non sarei mai riuscito a sistemarlo con una sega manuale – avevo lasciato la mia motosega nel garage a casa dei miei genitori, e non mi andava di guidare con la pioggia. Poi, quando finalmente ha iniziato a tuonare e grandinare, ho portato i pezzi nella buca due alla volta, li ho coperti con la terra e poi con dei sassi, perché la terra non si bagnasse troppo. Sarei comunque sceso a controllare la situazione la sera stessa, e, in caso, avrei aggiunto della terra. Sono tornato in casa, mi sono aperto una birra, mi sono seduto sul divano e ho acceso la tivù. Davano un film con Tom Hanks. Mi sono addormentato, e mi sono risvegliato sul letto. Erano le 3.37 di notte. Accanto a me c’era il corpo a pezzi di mia moglie.


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